Guerra e diritto internazionale

di Dario Raffone

Sono stato, molti lustri fa, uno svogliato studente di giurisprudenza e non ho grandi ricordi di quell’esperienza. In particolare, quasi nessun docente, se non due o tre hanno lasciato qualche segno nella mia memoria.

Uno di questi è stato Benedetto Conforti, professore di Diritto Internazionale alla Federico II, un Maestro che ha saputo catturare me ed una decina di studenti che seguivano le sue lezioni. Una vera autorità nel suo campo.

Ad un certo punto del corso, creatasi tra il docente ed il gruppetto di corsisti una certa confidenza, domandai, con inconsapevole impudenza, a cosa servisse il diritto internazionale, visto che, quanto meno nel c.d. “secolo breve”, esso non era stato capace di prevenire gli orrori e i disastri che lo avevano segnato.

Il professore non si scompose e col garbo che sempre lo contraddistingueva rispose: “Serve a poco, forse, più che altro, a far vergognare gli Stati per le violazioni ad esso arrecate”.

Queste parole mi sono tornate in mente in questi giorni di fronte al dramma che sta vivendo l’Ucraina.

Giornali e televisori ci consegnano a piè sospinto, filmati, resoconti, analisi di ogni tipo sul perché e sul per come di questa guerra, ma mi sembra che ciò che stia venendo in assoluto rilievo è una condanna morale che trascende ogni analisi, che non indugia su tutti gli antefatti storici o solo cronachistici. Una condanna che parte dal cuore prima che dalla distaccata ragione.

Tutte le perplessità e le timidezze sulle sanzioni economiche da imporre alla Russia, specialmente a causa della dipendenza energetica, sembrano apparentemente superate di fronte alle immagini dell’eroica resistenza ucraina e del dramma di tanta povera gente.

Anche in casa nostra i solerti difensori dei confini nazionali dichiarano di volte aprire le porte ai profughi ucraini. Forse perché, a differenza di altri, sono per la maggior parte biondi e di incarnato chiaro.

Fatto sta che le opinioni pubbliche di mezzo mondo si muovono e premono per la fine di questa potente violazione di ogni diritto. In particolare, di quel vecchio ius pubblicum fatto di convenzioni e regole internazionali, consuetudinarie prima ancora che pattizie.

Un diritto costruito nei secoli dagli Stati europei nelle loro relazioni, che sembra oggi ritornare a dispetto dei disastri del secolo scorso e con il quale forse, anche la potente macchina bellica di Putin sta facendo i conti.

Benedetto Conforti non è più tra noi, ma sono sicuro che se lo fosse, il suo viso mite sarebbe illuminato dalla consueta intelligente speranza.