Disastro traffico, intervenga il Comune

di Ugo Leone

Ripreso da la Repubblica – Napoli 09/10/2022

C’è a Napoli un irrisolto problema della circolazione che, nella annosa assenza di un piano dei trasporti e della mobilità, è diventato il problema del traffico. Tutta la città ne soffre. Lo stiamo denunciando da tempo su “Repubblica”, con gli articoli di Marina Cappitti e le foto di Riccardo Siano su piazza Municipio, zona ospedaliera, Fuorigrotta, via Salvator Rosa. Un unico, inestricabile nodo di traffico, ancora più visibile nelle ore di punta. Che significa un problema con forti impatti negativi sulla società, sull’economia e sull’ambiente: in una parola sulla salute e conseguentemente sulla qualità della vita. Di tutto questo il Comune, con il nuovo sindaco Gaetano Manfredi, deve tenere il giusto conto.

I termini del problema sono agevolmente riassumibili. Cominciamo dal contesto.  Napoli è una città piccola che si estende in un’area poco pianeggiante e molto collinare.  Di conseguenza, i collegamenti tra le due parti hanno bisogno di particolari mezzi di trasporto per consentire la mobilità di persone e cose. Non è per caso che Napoli è fornita di ben quattro funicolari. Ma questo è diventato un problema nel problema sul quale evito, in questo momento, di infierire.

Da quando la questione della mobilità ha assunto dimensioni crescenti, si è cominciato a discuterne, sostenendo che una soluzione avrebbe dovuto insistere sulla massima diffusione dell’uso del mezzo pubblico e, in modo particolare, concentrato sui trasporti su ferro. In poche parole: funicolari, tram e metropolitana. La metropolitana soprattutto è stata considerata lo strumento che avrebbe potuto risolvere grandissima parte del problema collegando agevolmente, e nei tempi rapidi delle linee metropolitane, mare e collina. E così si è affrontato il problema. Parlo di poco meno di cinquanta anni fa, quando si è cominciato a scavare e a farlo in più direzioni.

In realtà, l’auspicato alleggerimento della circolazione in auto privata non si è (ancora?) registrato e, complice anche il Covid 19, l’uso dell’automobile è rimasto abitudine ricorrente ed è addirittura aumentato se si pensa – lo dice uno studio di Legambiente – che Napoli è la città d’Italia i cui residenti usano più che altrove questo mezzo. Dall’anno scorso l’incremento è stato addirittura del 39 per cento. Ciò dipende appunto dalla strutturale, perdurante debolezza del nostro sistema di trasporto pubblico. Pensiamo alla insufficiente disponibilità di treni della metropolitana e al disastro della Circumvesuviana, che costringe migliaia di persone a raggiungere Napoli dalla provincia su un automezzo privato. In mancanza di una valida alternativa, insomma, il cittadino si affida all’auto. Un “primato” che va associato alla notizia secondo la quale Napoli è la terza città più rumorosa della Terra.

Proviamo a immaginare un itinerario che partendo dal Vomero alto (zona ospedaliera) prosegua per via Salvator Rosa, Piazza Municipio, Fuorigrotta. Chi fosse costretto a seguirlo quotidianamente e a farlo con la sua auto, potrebbe raccontare i disagi di questo viaggio avventuroso. E lo farebbe con la rabbia dovuta al fatto che troppe strade di questo itinerario sono trasformate in imbuti dalla presenza di vetture ferme in sosta in seconda e non raramente terza fila. L’impatto sulla società, i cui rappresentanti percorrono questo itinerario (e non pochi altri) è evidente. Ma non lo è meno l’impatto sull’ambiente.  Perché il problema della circolazione automobilistica non sta solo nell’uso dell’auto, ma nella sua stagnazione che diventa traffico, con conseguente immissione di porcherie in atmosfera. Il rumore di cui dicevo prima e la qualità dell’aria che respiriamo sono gravi motivi di inquinamento acustico e atmosferico che gravano sulla salute. Il tutto con considerevole impatto negativo sull’economia, perché benzina e diesel costano molto più di un biglietto di bus, tram e metropolitana e la cura della compromessa salute ha anch’essa costi di varia portata.

Il problema è che quel biglietto costa molto meno ma rende sempre meno. Nel senso che l’uso dei mezzi di trasporto pubblico diventa sempre più avventuroso e, paradossalmente, lo è soprattutto per il trasporto su ferro: funicolari e metropolitana.

Allora? Urge che il problema venga finalmente affrontato dal Comune, costruendo rapidamente un piano dei trasporti anche con la collaborazione dei cittadini che sono direttamente interessati. Un piano che inevitabilmente deve fare i conti con la spesa per realizzarlo a causa del necessario acquisto di una sufficiente quantità di autobus e treni che, comunque, si deve considerare come una spesa di investimento per abbattere i costi, per risanare ambiente e salute umana.

In tempi brevissimi, Napoli soprattutto nelle aree strategiche, deve essere presidiata dai vigili urbani i quali anche col supporto dei carri attrezzi sanzionino e facciano rimuovere le auto che impropriamente vi stazionano. Qualsiasi tolleranza di reati del genere corre il rischio di essere considerata connivenza. Emblematica la situazione in piazza Municipio e dintorni, via De Gasperi, via Depretis.  Siamo nella zona del Comune. Eppure neanche qui si vedono vigili urbani e carriattrezzi, soprattutto di giorno e nelle ore di punta. Accade sporadicamente, ma non basta. Se non si governa il centro con i controlli e le sanzioni, come si può pensare di farlo nel resto della città?

Infine, mi sembra necessario stabilire quali e quanti di questi spostamenti in auto sono necessari. Una rigenerazione urbana che parta dai quartieri periferici può notevolmente limitare gli spostamenti tra aree meno dotate di servizi e quelle che ne offrono di più.