“…ed io tra di voi…” L’Ucraina nei mirini

di Andrea Minervini

La storia in breve

La crisi in Ucraina non nasce nei primi mesi del 2022 e, sebbene abbia visto un punto di svolta con l’annessione, tanto criticata internazionalmente, della Crimea da parte della Federazione Russa, non nasce nemmeno in quell’occasione. Per comprendere le radici storiche di quella che è la situazione ucraina odierna bisogna fare un passo indietro sino al periodo di espansione dell’Unione europea e della Nato verso quello che la Russia post-sovietica continua a considerare il proprio “giardino di casa”.

L’espansione ad est dell’Unione europea non è sempre stata agevole e in molti casi si è dimostrata essere un processo più economico che politico di integrazione dei paesi dell’ex cortina di ferro[1]. Il discorso riguardante la concomitante espansione della Nato nella stessa area, invece, è centrale per comprendere le preoccupazioni del Cremlino.

 La Nato è un’organizzazione militare nata per contrastare l’allora Urss e il Patto di Varsavia ed è comprensibile l’animosità da parte della Russia odierna nei confronti di questa organizzazione che continua a vedere la Federazione come il nemico (anche se non più considerata una minaccia globale come lo era l’Urss). D’altra parte, la Nato è rimasta particolarmente attiva nella regione anche a causa della politica regionale particolarmente aggressiva operata dal Cremlino negli ultimi dieci anni. Un’alleanza militare per autolegittimarsi necessita di un “nemico” plausibile che ne giustifichi l’esistenza stessa[2]  e dopo il disengagement statunitense dal teatro mediorientale e con la lenta scomparsa del Califfato dallo scacchiere internazionale, la Russia ha risposto perfettamente a questa esigenza, e forse non ha mai smesso di farlo. Ciò detto, l’Ucraina in questo particolare braccio di ferro, tra la Nato che vorrebbe muovere uno scacco alla Federazione Russa e quest’ultima che vorrebbe che l’Ucraina abbia una funzione di cuscinetto con gli oppositori occidentali, ha svolto e continua a svolgere l’infausto ruolo di “tavolino” e sebbene l’esito della partita sia ancora incerto, questo ci fornisce le basi per comprendere gli eventi dal 2014 ad oggi.

Un’escalation che dura dal 2014…

L’annessione della penisola della Crimea nel 2014 fu una mossa vantaggiosa da parte della Federazione Russa, che così facendo, guadagnò un importante appoggio sul Mar Nero con la base aeronavale di Sebastopoli. Da quella posizione, però, la Russia riesce a minacciare direttamente l’intero territorio ucraino e ottiene una “postura” difensiva nei confronti della Nato molto più salda.

Nel complesso, la Russia ha attuato una strategia molto coerente in termini di posizione difensiva contro la NATO. Mosca ha ora schierato sistemi missilistici S-400 in Crimea, Abkhazia e Siria, mantenendo presumibilmente un certo grado di controllo sui sistemi S-400 venduti alla Turchia. Ciò crea una zona cuscinetto notevolmente migliorata sul fianco meridionale della Russia, compreso il Mar Nero e il Mediterraneo orientale.[3]

Unitamente a questo, i separatisti filorussi (spalleggiati e sovvenzionati da Mosca) della regione del Donbass, hanno contribuito a generare maggiore instabilità nel territorio ucraino e questo ha inevitabilmente attirato le attenzioni non solo della Nato ma di tutto il panorama internazionale occidentale. L’integrità e l’indipendenza dell’Ucraina sono diventate un tema caldo in tutti i dialoghi internazionali sin dal 2015 e, sebbene gli accordi di Minsk abbiano costituito la base solida per ogni futura trattativa diplomatica sulla risoluzione pacifica delle controversie interne (ma non troppo) al territorio ucraino, la de-escalation non è mai avvenuta.

Gli accordi di Minsk del 2014 e del 2015 rimangono la base per la negoziazione di una soluzione politica al conflitto. Tali accordi includevano:

• un cessate il fuoco completo e immediato che deve essere monitorato dall’OSCE,

• il ritiro di armi pesanti da entrambe le parti,

• il ritiro di tutti i gruppi armati stranieri,  

• una riforma costituzionale che riconosca lo status speciale di parti di Donetsk e Luhansk. Nel luglio 2020 il Gruppo di contatto trilaterale di Minsk ha concordato misure aggiuntive. Ma gli accordi di Minsk rimangono, tuttavia, in gran parte inattuati da entrambe le parti.[4]

La Federazione Russa, negli anni, ha continuato ad ammassare truppe al confine con l’Ucraina, la motivazione ufficiale per questi movimenti è stata quella di esercitazioni che a più riprese hanno fatto temere un’imminente invasione.

Già con l’esercitazione Zapad-21, avvenuta l’anno scorso, la tensione è salita a livelli altissimi. La Nato e gli Usa hanno iniziato, da allora, a seguire con grande attenzione gli sviluppi al confine ucraino, offrendo supporto al governo sia di tipo logistico che militare. Lo show of force della Russia al confine, precedeva quello che sarebbe stato il primo incontro tra Putin e il neoeletto presidente Biden. Il Presidente russo voleva arrivare al summit in una posizione di vantaggio, atta ad ottenere garanzie di una Ucraina neutrale e fuori dall’espansione Nato. Ad oggi la “richiesta”, non troppo gentile e leggibile tra le righe, della questione è ampiamente invariata[5] ma in questa nuova escalation la preoccupazione da parte occidentale di un’azione militare russa in Ucraina è quanto mai altissima.

Si dice che la Russia stia schierando migliaia di truppe da combattimento, aerei, sistemi di difesa aerea S-400 e altre capacità avanzate, prima dell’esercitazione militare che inizierà nel febbraio 2022.

 Il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, ha suggerito che “si tratta di truppe altamente capaci e pronte al combattimento” e che la mancanza di trasparenza su questi schieramenti sta aumentando la tensione nella regione. L’addetto stampa della Casa Bianca, Jen Psaki, ha definito la situazione “estremamente pericolosa” e ha suggerito che “ora siamo in una fase in cui la Russia potrebbe in qualsiasi momento lanciare un attacco in Ucraina”.[6]

Conclusioni

Ad oggi la situazione resta altamente instabile e sia la Federazione Russa che la Nato e i suoi alleati si accusano reciprocamente di istigare l’invasione dell’Ucraina, che intanto corre ai ripari. Le immagini di civili addestrati dagli uomini dell’esercito per formare una sorta di guardia nazionale, sono rimbalzate tra i social e i telegiornali di tutto il mondo occidentale[7]. Entrambi gli “schieramenti” sembrano essere sul piede di guerra, ma la partita in corso ha degli obiettivi più ampi. La diplomazia (non troppo) segreta è già in moto tra Usa e Federazione Russa, ma la de escalation sembra ancora lontana. La posizione russa è fermamente attestata sulla pretesa di assicurazioni circa l’uscita e l’allontanamento dell’Ucraina dall’espansione Nato, vista dal Cremlino, a sua volta, come aggressiva e provocatoria. Lo attestano le parole dello stesso Ministro degli Esteri russo Lavrov:

Nelle osservazioni all’Assemblea federale russa del 1° dicembre 2021, il ministro degli Esteri, Sergei Lavrov, ha accusato gli Stati della NATO di una “posizione apertamente distruttiva” e di cercare di “trascinare l’Ucraina nella loro orbita e trasformarla in una ‘anti-Russia’”.[8]

Ad aggravare ulteriormente la situazione è l’azione di molti media sulla questione. Oltre ad offrire una visione unilateralmente occidentale della questione, stanno spingendo gli attori internazionali coinvolti nella crisi, verso una posizione per cui sarebbe difficile tornare indietro senza danni gravi alla propria credibilità internazionale, oramai posta sotto un unico grande riflettore.

 In un certo senso, è possibile dire che le aspettative sembrerebbero spingere per una escalation militare. Questo potrebbe porre soprattutto la Russia in un’impasse, per cui il suo stesso show of force non potrà che sfociare in un combattimento attivo e la Nato e gli Usa non potranno tirarsi indietro dall’intervenire dopo le tante dichiarazioni di supporto al governo ucraino.

Anche alcuni singoli paesi della NATO e dell’UE hanno intensificato il loro sostegno. Tuttavia, continua ad esserci una divisione tra quegli alleati disposti a fornire armi letali e quelli che non lo faranno. Oltre al Regno Unito, Lettonia, Lituania ed Estonia hanno iniziato a fornire all’Ucraina armi letali tra cui missili anticarro Javelin e missili aerei aerei Stinger.[9]

Oltre all’invio di armamenti in Ucraina, le forze occidentali hanno minacciato pesanti sanzioni economiche nei confronti della Federazione Russa in caso di azioni militari in suolo ucraino. Ad oggi la tensione resta altissima e solo una risoluzione diplomatica potrebbe allentare la tensione, ma in situazioni così delicate gli imprevisti, anche minimi, possono avviare processi pericolosi.


[1] O. Bariè, Dalla guerra fredda alla grande crisi, ed. Il Mulino, Bologna 2013, p. 144

[2] La crisi nei Balcani negli anni ’90 ebbe la stessa funzione, l’intervento militare in Bosnia nel ’95, come rilevarono alcuni osservatori, era stato condotto per salvare la Nato dalla sua irrilevanza più che per salvare i bosniaci-musulmani dalle vessazioni serbe. Nel 2003, quando alla Nato fu affidato il comando di Isaf in Afghanistan, l’Alleanza Atlantica sembrava confermarsi ancora come l’istituzione militare di sicurezza più affidabile per gestire il “mantenimento della pace”. Le geometrie variabili della coalition of the willing dell’amministrazione Bush apparirono come campioni di fedeltà più che di efficacia. Altrettanto si può dire per le primavere arabe e l’incauto, per quanto rocambolesco, intervento in Libia nel 2011. In https://www.ispionline.it/en/node/11075

[3] M. Pierini, Russia’s Posture in the Mediterranean: Implications for NATO and Europe, Carnagie Europe, giugno 2021, p. 6

[4] C. Millis, Ucraina: la “linea rossa” della Russia, Biblioteca della Camera dei Comuni, 2 febbraio 2022, p. 6

[5] Al centro delle nuove proposte della Russia sulle garanzie di sicurezza, quindi, ci sono tre premesse fondamentali:

• Che la NATO non si espanderà ulteriormente verso est, compresa l’accettazione L’Ucraina come Stato membro.

• Che gli Stati Uniti e la NATO cesseranno la cooperazione militare bilaterale, compresa la base di infrastrutture militari, nei paesi dell’ex Unione Sovietica che non sono già membri della NATO, compresa l’Ucraina.

• Tutte le parti non schiereranno forze militari o condurranno esercitazioni in aree quando tali distribuzioni potrebbero essere percepite come una minaccia per l’altro sicurezza nazionale dei partiti. Dal punto di vista della Russia, questo include Stati membri dell’Europa orientale della NATO. In C. Millis, Ukraine: Russia’s “red line”, House of Commons Library, 2 February 2022, p. 14

[6] Ivi. p. 11

[7] https://www.youtube.com/watch?v=h7X5KEdgGCc

[8] C. Millis, Ucraina: la “linea rossa” della Russia, Biblioteca della Camera dei Comuni, 2 febbraio 2022, p.12

[9] Ivi, p. 28

“Sentiva un’ombra di opaca amarezza, come quando le gravi ore del destino ci passano vicine senza toccarci e il loro rombo si perde lontano mentre noi rimaniamo soli, fra gorghi di foglie secche, a rimpianger la terribile ma grande occasione perduta.”

D. Buzzati, “Il Deserto dei Tartari”