Il consumo “sovrano” di arte

di Amedeo Di Maio

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Per esser non dubbiosi degli effetti del diffuso liberalismo economico che ha anche invaso “un paradiso abitato dai diavoli,  “ha forse ancora ragione Benedetto Croce quando nel citare Leopardi (Commento storico a un carme satirico di Giacomo Leopardi), ci aiuta a confermare che il visitatore per capire la città va «dal Lavinaio al Chiatamone […] da Sant’Elmo insino al Molo […] Di Chiaia la Riviera […] per l’erte vie di San Martino» ma guarda il luogo anche «a gara alla difesa de’ maccheroni suoi […] delle triglie e delle alici […] Sallo Santa Lucia, quando la sera poste le mense, al lume delle stelle, vede accorrer le genti a schiera a schiera, e di frutta di mare empier la pelle».

Certo, se si tenesse anche conto dei recenti criteri UNESCO utilizzati per riconoscere il patrimonio culturale pure attraverso manifestazioni popolari e tipicità dell’alimentazione locale, allora del cosiddetto liberismo globale non avremmo più dubbi, anche osservando a Napoli (come in qualsiasi altra città turistica del mondo) che è l’offerta che determina la domanda, come affermava un antico convinto economista liberista. Una offerta che è difficile distinguere da un luogo a un altro.

Può capitare che ci si vuol portare a casa, come ricordo, una piccola statuina locale che rappresenta la riproduzione di un pastore immaginato nel presepio del Settecento sito in una reggia. Si compra, mentre si mangia un cornetto locale (non dissimile dalla brioche parigina e si ignora il “biscotto all’amarena”), e si scopre che è made in China

Il guidatore offre al turista la visione di una statua velata e lascia ignorare affreschi del Cavallieri (maestro di Giotto) o anche un’opera del Donatello, grandi espressioni artistiche certamente lontane solo pochi metri. Inoltre, poco più oltre è anche possibile scorgere un dipinto del Caravaggio. Insomma, rispettiamo la sovranità del consumatore, e quindi attraverso l’offerta illudiamolo che ha soddisfatto un proprio bisogno.

C’è stato un momento nel quale qualche economista ci ha fatto capire che la percezione e valutazione di alcuni bisogni non hanno necessariamente natura individuale. Le preferenze nell’utilizzo di un certo bene, non sono sempre individuali, in alcuni casi (ad esempio, patrimonio culturale) sono di comunità, cioè bisogni e beni che sono definiti di merito e la cui esistenza non è necessariamente associata ai bisogni individuali. Anzi, può anche crearsi conflitto tra il bisogno meritorio e quello individuale. Bisogno, bene meritorio che tendono a sparire quando il bisogno (e quindi il bene) tende a uniformarsi nei consumatori (bisogno inteso come desiderio, visto che la sua soddisfazione è vincolata dalle risorse, soprattutto economiche, dell’individuo).

Ma se il bisogno (anche il bene) di merito tende a essere spiazzato dal bisogno privato (sovrano nel singolo), allora è forse meglio offrire soprattutto il bene privato. In altri termini, ad esempio, nel gestire un museo, a fianco a un Ercole Farnese, in mostra nel museo archeologico nazionale sito a Napoli, è forse più efficace, provvisoriamente, offrire vicino anche la visione di una erculea squadra calcistica, per esempio quella della suddetta città, e ciò farlo sapere per mezzo del sacro marketing attraverso il quale il suddetto museo individua altri beni di consumo di massa da allestire nelle sue sale.