Il futuro (?) delle relazioni internazionali nella cultura pop

di Andrea Minervini

Nella cultura pop e soprattutto in quella giapponese – che vanta dell’apporto offerto dal variopinto mondo degli Anime e dei Manga considerati vera e propria letteratura – moltissimi sono i riferimenti al futuro della società umana e tra questi, numerosi vedono l’umanità unita sotto un’unica bandiera. Negli ultimi anni, le idee della cultura pop sono state rivalutate e utilizzate nell’ambito delle analisi sulle relazioni internazionali.

“Una volta era considerata una fonte inadeguata per valutare le varie relazioni sociali sulla base del fatto che tali “dati di basso livello” (low data) erano vuoti, arbitrari e soggettivi. Ma, senza questi ultimi, il significato dei “dati di alto livello” (high data) è difficile da comprendere appieno. La cultura pop, infatti, sta entrando sempre più all’interno degli studi e dei think tank occidentali e le sue applicazioni nel mondo delle RI vengono considerate sempre più una chiave di lettura alternativa e innovativa delle problematiche dello scacchiere internazionale, presenti e future” (Wang, The Currency of Fantasy: Popular Culture’s Discourse in International Relations. International Studies – Interdisciplinary Political and Cultural Journal, Vol. 15). 

Un esempio, in particolare, verrà utilizzato in questo articolo, poiché estremamente interessante ai fini della possibile evoluzione delle relazioni internazionali per come le conosciamo oggi. Di seguito verrà riportata parte dell’introduzione tratta dal primo episodio della serie televisiva giapponese Mobile Suit Gundam Unicorn:

“A tutti voi cittadini che vivete sulla terra e nello spazio, un caloroso saluto. Il mio nome è Ricardo Marcenas, Primo Ministro della “Federazione Terrestre”. Tra poco l’anno Domini terminerà. Un tempo il Primo Ministro o il Presidente di un governo rappresentavano i cittadini del loro paese, gli stati nazionali erano entità definite ciascuna da un territorio e una popolazione ed esistevano solo in funzione della difesa di sé stessi. Ora che abbiamo realizzato l’unificazione di tutti gli stati, un sogno che l’umanità perseguiva da molto tempo, possiamo notare quale errore fosse contenuto nella definizione di stato nazionale. Così come i singoli individui non possono vivere da soli, noi adesso sappiamo che nemmeno gli stati possono funzionare indipendentemente l’uno dall’altro, poiché di fronte agli interrogativi scaturiti dalla crisi terrestre nessuno degli stati nazionali ha saputo dare risposte efficaci”. (Mobile Suit Gundam Unicorn: “Il giorno dell’unicorno”, 2010, cit. min. 0:00-2:00)

Queste sono le parole pronunciate dall’immaginario Primo Ministro della “Federazione Terrestre” prima di essere assassinato da alcuni dissidenti indipendentisti delle colonie spaziali.

Le parole sopracitate, però, possono suonare alle nostre orecchie stranamente verosimili se proiettate verso quello che potrebbe essere il nostro futuro. È indubbio che si tratti di un futuro estremamente remoto e ancora molto immaginario, ma al giorno d’oggi potremmo notare il “seme” di quelli che sono alcuni mutamenti fondamentali dello scacchiere internazionale in questa direzione e soprattutto mutamenti nella concezione classica di “Stato nazionale”, sempre più labile e controversa, divisa tra sovranazionalismi e ultranazionalismi, fomentati anche dalla crisi pandemica.

“La globalizzazione sembra aver minato proprio la capacità dello Stato moderno di far fronte a scenari a bassa probabilità e alto impatto. Proprio come gli attentati terroristici dell’11 settembre negli Stati Uniti hanno costretto la gente a ripensare la sicurezza, la crisi covid-19 ci sta costringendo a rivedere il nostro modo di gestire l’interdipendenza”. (https://ecfr.eu/rome/article/il_salvataggio_della_globalizzazione/)

Il fenomeno della globalizzazione, il potenziamento degli organi internazionali quali l’ONU, il regionalismo e le organizzazioni di tipo regionale (UE, ASEAN, MERCOSUR ed altri), sono tutti percorsi che, sul lungo periodo, potrebbero portare ad un indebolimento sempre maggiore dello Stato Nazionale nonché del concetto stesso di sovranità e ad un potenziamento della collaborazione tra Stati “senza frontiere”.

“Gli studiosi del nuovo regionalismo hanno fatto riferimento a una serie di nuove tendenze e sviluppi, come l’ascesa di un tipo di regionalismo più multidimensionale e pluralistico, che non era principalmente incentrato su schemi commerciali protezionisti o cooperazione in materia di sicurezza” (T. A. Borzel, T. Risse, The Oxford Handbook of Comporative Regionalism, Oxford University Press, 2016, cit. p. 26).

Con le dovute riflessioni e tenendo bene in mente che non è possibile parlare di “parallelismo di eventi”, bensì di “parallelismo di comportamenti” e linee di azione generale dei protagonisti dei fatti, bisogna considerare quella che quasi cinquecentotrenta anni fa sembrò una vera e propria conquista e colonizzazione “spaziale”: la scoperta dell’America.

Non è questa la sede per descrivere gli avvenimenti successivi al 1492, è piuttosto interessante analizzare le conseguenze che, a partire da quella data sino all’indipendenza di quella nuova nazione che ancora oggi sono gli Stati Uniti, sono scaturite in Europa e nel mondo.

Sicuramente i benefici per l’Europa e i grandi imperi che componevano il Vecchio Continente furono notevoli, oggi sappiamo che gli Stati come la Spagna erano estremamente indebitati, spesso in guerra tra loro e la prospettiva di ricevere afflussi di nuove ricchezze era quanto mai allettante. Però, questa odissea alla scoperta dell’ignoto, attirò anche una vasta fetta di popolazione europea che, per i motivi più disparati fu costretta ad abbandonare le proprie terre natie.

La colonizzazione da parte dei reietti dell’Europa, con il passare del tempo ha fatto sì che questi pionieri creassero una società fondata su basi totalmente diverse rispetto alle nazioni europee dalle quali provenivano. “(Tocqueville) pensò a quei giovani Stati Uniti, a quella società politica tutta nuova, che sembrava aver risolto con successo i problemi della libertà e dell’uguaglianza, in mezzo a cui la Francia si dibatteva ininterrottamente dal 1789” (J. J. Chevalier, Le grandi opere del pensiero politico, ed. Il Mulino, Bologna 1968, cit. p. 290).

La guerra di indipendenza americana (1775-1783) nei confronti della madrepatria Inghilterra risultò quasi una logica conseguenza ad una oppressione economica e politica oramai ingiustificata, visto il grado di benessere e di sviluppo che la nuova società aveva creato nel Nuovo Mondo, sulla scia delle idee di libertà che si stavano sviluppando proprio in Europa in quegli anni.

La “nuova luce” che i coloni avevano eletto a guida delle loro vite era l’economia, libera e intraprendente, svincolata dai legacci socioculturali del vecchio continente, in accordo con le parole di Edmund Burke (1729-1797), politico, scrittore e filosofo britannico di origini irlandesi e membro dell’ala Whig del Parlamento inglese, pronunciate in difesa di quelle che erano le rivendicazioni dei coloni (ivi., cit. p. 249).

Ed è proprio sulla base di questi avvenimenti della nostra storia che possiamo sentirci “giustificati” nell’immaginare che questo tipo di dinamiche possano verosimilmente ripetersi nel nostro futuro, proprio come mostrato nella già citata serie animata presa in analisi. La Terra oramai non ha più “orizzonti nascosti” da scoprire e il nostro sguardo, ad oggi, è già rivolto verso l’alto, lo spazio e i pianeti della nostra galassia.

La “corsa allo spazio” iniziata nel periodo della guerra fredda e culminata con l’allunaggio, è stata il primo passo; una ipotetica colonizzazione del pianeta Marte, ad esempio, non è più ad oggi un se ma un quando, in accordo con i piani e le dichiarazioni della comunità scientifica. A tal proposito, una scena del secondo episodio di Gundam Unicorn risulta particolarmente funzionale al nostro discorso e ancora una volta ci rimanda ad una verosimiglianza notevole. Viene mostrata la cattedrale sotterranea di una colonia su un asteroide di nome Palau:

“Quello che dici non è sbagliato, la guerra non è mai giustificabile ma non sempre la giustizia salva la vita. L’hanno costruita quando Palau era ancora nella fascia degli asteroidi. Se pensi ai primi pionieri spaziali, erano per lo più mendicanti e criminali politici che non potevano vivere altrove. Ho sentito che all’alba dell’era spaziale il primo ministro dichiarò nel suo discorso che ‘si poneva fine all’Era di Dio’. Ma le persone che vivevano nella fascia degli asteroidi, dove non si riesce a distinguere il sole dalle altre stelle, avevano forse bisogno di una luce che li guidasse. Nessuno può vivere senza luce. Però gli spazianoidi abbandonati trovarono una luce che sostituisse Dio” (Mobile Suit Gundam Unicorn “La cometa rossa”, cit. min. 53’-55’)

Oggi, dunque, possiamo notare alcune tendenze orientate ad un internazionalismo sempre più determinante nelle azioni stesse degli Stati sovrani che ne compongono il panorama, e fenomeni come la globalizzazione e il regionalismo stanno spingendo verso una sempre maggiore collaborazione soprattutto di tipo sovranazionale.

In accordo con le parole dello studioso di geopolitica Parag Khanna, tratte dalla sua opera Connectography, già il concetto di “conquista territoriale” sta cambiando, deviando dalla semplice e brutale annessione militare e politica all’effettivo sfruttamento della porzione di territorio tramite accordi commerciali e infrastrutture (P. Khanna, Connectography, ed. Fazi, Roma 2016, cit. p.65).

È innegabile che il futuro immaginario già citato è molto lontano da noi e che gli esiti sono ancora molto incerti. Le Organizzazioni Internazionali non si sono rivelate sempre efficaci e anzi, eccezion fatta per l’Unione Europea, le altre stanno, ad oggi, mantenendo un profilo prettamente economico e in alcuni casi anche securitario. A tal proposito, un buon esempio è l’organizzazione SCO (Shangai Cooperation Organization) che vanta una forte accezione securitaria in Asia Centrale, in chiave soprattutto anti terroristica.

Nel mondo, però, vi sono ancora numerosi attori internazionali di tipo statale che non accennano ad alcuna cessione di sovranità meramente hobbesiana, anzi osteggiano i processi sopracitati che potrebbero portare a futuri non dissimili da quelli che la cultura pop ci ha offerto. Non ci è dato sapere se questi processi seguiranno una linea evolutiva costante né tantomeno quali e di quale entità saranno le battute d’arresto che questi processi potranno avere.   

Peter Turchin, scienziato russo-americano, in una intervista rilasciata a Vice nel 2020 si è così espresso:

Studi storici dimostrano che la società attraversa cicli di violenza: a un accumulo di circa un secolo seguono violenze o turbolenze, poi la pace. Sono i nipoti della generazione violenta, che non hanno vissuto direttamente quel periodo, a rappresentare il potenziale innesco di nuovi problemi”.

In conclusione, eventi sconvolgenti nell’ordine internazionale rimescolano costantemente tutte le carte in tavola, rendendo quello che può essere il nostro futuro ancora più fumoso, ne è un triste esempio la corrente guerra in Ucraina. Un evento che, al momento, sta polarizzando sempre più il mondo in uno scontro che va ben oltre le dinamiche delle tattiche militari sul campo; dunque, lo scacchiere offerto dalla serie Gundam Unicorn sembra essere, ad oggi, uno dei più verosimili e la cultura pop offre una molteplicità di chiavi di lettura alternative sul futuro, che potrebbero essere auspici o avvertimenti di cui fare tesoro nel presente.

Un ringraziamento speciale va alla dott.sa Federica Masellis, amica e collega preziosa che ha supportato la stesura di questo articolo nelle sue fondamenta accademiche.