Il picco demografico

di Ugo Leone

Quando ne parlavo con i miei studenti, dicevo sempre che non avrei scommesso un centesimo sulle previsioni circa la crescita della popolazione. Ciò non perché sia un demografo. Non lo sono, ma non potevo parlare di Politica dell’ambiente trascurando il ruolo e il peso della popolazione sull’ambiente in tutte le sue componenti.

Tuttavia, discutevamo sulle previsioni di raddoppi sempre più ravvicinati della popolazione confutandone la validità, considerando che le catastrofiche proiezioni di un pianeta popolato da diecine e diecine di miliardi di persone tenevano in alcun conto le tante possibili varianti.

Insomma, pur con la prudenza di cui dicevo, l’ipotesi di lavoro era quella di una Terra popolosa, ma non sovrappopolata, la cui popolazione andava verso una stabilizzazione quantitativa e di conseguenza, verso un progressivo invecchiamento con l’inevitabile riduzione dei tassi di fertilità e della complessiva crescita demografica. Il che significa l’importanza di prevedere, con l’attendibilità più precisa possibile, quando si possa realizzare il picco e successivamente il calo demografico.

È quello che sta accadendo con buona frequenza indirizzando, in questo senso, gran parte delle ricerche demografiche e delle previsioni sull’andamento della popolazione.  

Nel 2014 una previsione condotta dagli scienziati dell’International Institute for Applied System Analysis (Iiasa), ipotizzava un picco di 9,4 miliardi di persone intorno al 2070 con successiva diminuzione della popolazione e a 9 miliardi entro fine secolo. Quattro anni dopo, gli stessi ricercatori hanno corretto le proiezioni a un picco di 9,8 miliardi intorno al 2080. Dal canto loro i ricercatori dell’Institute for Health Metrics and Evaluation (Ihme) hanno stimato il picco a 9,7 miliardi di persone nel 2064, seguito da un declino a circa 8,8 miliardi entro il 2100, ipotizzando anche un dimezzamento della popolazione in Paesi come Italia, Giappone, Thailandia e Spagna.

Soltanto la Divisione popolazione delle Nazioni Unite prevede che la popolazione mondiale toccherà un picco di oltre 10 miliardi alla fine del XXI secolo, mentre la quasi totalità degli altri ricercatori prevede picchi e declino più imminenti.

 “Nature” del 21 settembre 2021 si chiede: “Quanto aumenterà la popolazione mondiale? I ricercatori non possono essere d’accordo” e risponde che “le Nazioni Unite prevedono che quasi 11 miliardi di persone vivranno sulla Terra alla fine del secolo, ma altri gruppi di ricerca demografica prevedono che la popolazione raggiungerà il picco prima e a un livello molto più basso.”

Insomma, non sono solo io a non voler rischiare scommesse sulle previsioni demografiche, ma la maggioranza di quanti lo fanno è d’accordo su un picco non lontano e su un vicino decremento della popolazione terrestre anche in considerazione della pandemia che ha ulteriormente complicato la situazione, modificando in modo significativo l’aspettativa di vita e i tassi di natalità, almeno nel breve termine.

In altre parole, se c’è un rischio provocato dalla quantità di persone sulla Terra, non dipenderà più dal sovrappopolamento (che secondo me non c’è mai stato), ma dalla scarsità di popolazione e dal suo progressivo invecchiamento e questa potrebbe essere la soglia dell’estinzione, più ancora di quanto non lo sia quella causata dal mutamento climatico.