La banchiera à la tartàre di Putin

di Ugo Marani

La statistica di cui intendiamo occuparci è pubblicata dall’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale: riporta l’ammontare delle riserve, in oro e in valuta estera, detenute dalla Banca Centrale della Federazione Russa dal 2017 ad oggi e i principali paesi in cui esse sono depositate.

Osservandola, qualche fenomeno non trascurabile salta agli occhi: ad esempio, la detenzione di valuta estera in banche statunitensi, come si evince dall’assottigliamento del “corridoio USA”, cala notevolmente dal 2017 ad oggi; l’oro aumenta la percentuale sulle attività complessive, rimane nel territorio domestico e aumenta la quota destinata a Cina, Germania e Francia, ovvero i paesi con cui più intense sono cresciute le relazioni commerciali.

Se adottassimo un criterio del tutto “economicistico”, potremmo supporre che questa “riallocazione di portafoglio” della banca centrale russa, sia frutto di una variazione dei tassi di rendimento di mercato, variazione che avrebbe reso più conveniente diminuire la quota in USA a vantaggio di Germania e di Giappone.

Così non è, geopolitica e geoeconomia, le nuove majorettes televisive che hanno soppiantato l’economia del coronavirus, consentono una qualche dietrologia: “honni soit qui mal y pense” (sia svergognato colui che pensa male), è vero, però diceva l’onorevole Andreotti, che a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si indovina.

E dunque, la banca centrale russa, da almeno un quinquennio aveva pensato di “proteggere” i propri asset dalle piazze politicamente più ostili o che sarebbero potute divenire tali.

Tutto ciò pare deporre a favore della tesi che l’invasione ucraina sia stato un atto assai poco estemporaneo, ma legittima anche il giudizio di una certa insipienza, di chi avrebbe dovuto cercare di agire politicamente per tentare di annullarlo.

Ma tant’è, i grafici suscitano nel pubblico emotività nulla. Il giornalismo nostrano, che poco mastica di economia – ma questo non è un peccato capitale – si è soffermato peculiarmente sulla Banca Centrale Russa e sulle decisioni della sua governatrice Elvira Nabiullina.

Se si eccettua qualche interessante tecnicismo del Sole 24 Ore, veniamo a sapere da Repubblica, La Stampa e Il Corriere della Sera, che Elvira Nabiullina è di origini tartare, figlia di un modesto autista che ha “furbescamente” restituito la tessera del partito comunista poco prima del disfacimento sovietico, che i medaglioni, le spille che porta e i vestiti che indossa sono silenti simboli delle sue decisioni, che la sua memoria è straordinaria.

Non c’è che dire come approfondimenti analitici sul comportamento della Russia a seguito delle sanzioni dei commentatori nostrani; salvo poi constatare, con malcelata meraviglia, che la banca centrale russa è riuscita a neutralizzare molti degli shock iniziali sulle sue finanze.

Il dramma è che ci sono accadimenti un po’ più rilevanti del look, delle medaglie e dei trascorsi giovanili della Nabiullina; e per comprenderli serve, come è servito, capire la politica economica e finanziaria di Hjalmar  Schacht, presidente della Reichsbank, la Banca centrale tedesca, che era riuscito a riportare, durante il nazismo, la piena occupazione in Germania. Ma tempo addietro, capire era più fruttuoso che schierarsi.

Se lo stesso metro fosse stato adoperato nel caso russo, ci saremmo accorti di qualche caratteristica un po’ più analitica della Nabiullina:

  • nel 2007 è stata selezionata per il programma World Fellows dell’Università Yale, una delle borse più ambite e più remunerate a livello mondiale;
  • è stata la prima donna Governatore di una banca centrale nel G8 del 2014 e insignita da Euromoney nel 2015 del titolo di Banchiere Centrale dell’Anno;
  • ha affrontato la situazione con risolutezza, a seguito di embargo e di sanzioni sui tassi di interesse, con chiusura della Borsa di Mosca, con divieti di speculazione al ribasso (il cosiddetto short selling), con controllo dei movimenti di capitale.
  • In un periodo in cui sono le sanzioni finanziarie più che quelle commerciali a far male, la banchiera è stata parzialmente in grado di ovviare al congelamento delle riserve valutarie russe e all’espulsione delle principali banche nazionali dal sistema concordato per i pagamenti con le omologhe occidentali.

E così si capisce perché Putin, nonostante le voci di dissidio sull’invasione in Ucraina, abbia deciso pubblicamente di confermarla nella carica.

Ma veniano a noi: fintantoché la nostra comprensione oscillerà tra gossip e inoculazione di emotività al lettore, non ci sarà, direbbe un pokerista, alcun esercizio di comprensione strategica. A proposito: il range è uno dei concetti più importanti nel poker per capire come meglio affrontare un avversario durante un piatto, perché ci permette di descrivere al meglio come pensa un player e conseguentemente di prevenire le sue mosse.

Ma bisognerebbe passare meno tempo con gli anatemi e più con le analisi.