La sabbia della pandemia negli ingranaggi dell’economia italiana

“Il déjà vu della spagnola”

di Barbara Minicozzi

La crisi innescata dalla pandemia da Covid-19 ha toccato il fronte sanitario, umano e sociale nella sua totalità. Ad oggi si cerca ancora di fare i “conti” con gli ingenti danni economici.

La Banca Mondiale ha stimato che la pandemia da Covid-19 ha dato vita ad una delle peggiori recessioni economiche dal 1870, portando con sé un drammatico aumento dei livelli di povertà.

Volgendo lo sguardo all’Italia, il lockdown imposto durante la prima ondata nel marzo 2020 ha causato una perdita del PIL pari al 8,8%. Le cause sono ovviamente il blocco delle attività sociali e produttive interne, ma anche la maggiore dipendenza produttiva, ad esempio, dalla Germania.[1]

Il Governo italiano ha adottato una serie di misure durante le tre fasi della pandemia, dal Decreto Cura Italia (D.L. n.18/2020) su “Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19”, al Decreto Liquidità in riferimento a misure urgenti a favore delle imprese, seguito dal decreto legge Rilancio e dal PNR 2020. Tuttavia, quali sono state le reali conseguenze sull’economia italiana?

La diffusione della pandemia a livello globale è stata asincrona e si è tradotta, nell’ambito delle economie coinvolte, in uno shock esogeno e simmetrico che ha colpito in simultanea il lato della domanda e il lato dell’offerta.[2] La crisi in atto non ha precedenti, anche perché oltre al reddito colpisce simultaneamente sfere molto importanti della vita individuale quali la salute e l’istruzione.

Inoltre, in Italia la pandemia ha sferrato il suo colpo in una fase in cui erano già evidenti segnali di rallentamento, nonostante le condizioni del sistema produttivo e finanziario fossero più solide rispetto al passato.

Volgendo lo sguardo al futuro, il biennio 2021/2022 sarà di straordinaria importanza nell’azione governativa e per il cui raggiungimento sarà fondamentale utilizzare al meglio le risorse di Next Generation EU e le azioni previste dal PNRR.

In questo costante clima di incertezze nel quale il motto “andrà tutto bene” sembra esser diventato moralmente fastidioso, il sentiment delle famiglie e dei lavoratori italiani non è più riferito alla propria percezione personale, ma all’andamento dell’economia reale. In seguito alla drastica prima fase, la produzione industriale, dalle attività estrattive alle costruzioni, che aveva chiuso il 2020 con una contrazione di oltre il 10%, ha mostrato nel 2021 una crescita di oltre il 23% rispetto al corrispondente periodo del 2020, determinato dallo straordinario risultato del secondo trimestre.[3]

In sintesi, l’Italia corre per cercare di ritrovare il suo equilibrio economico, ma il percorso di sviluppo futuro non sarà semplice nel post pandemia, tenendo conto dei gap strutturali nella giustizia, nella burocrazia, nel fisco, nell’istruzione e nelle infrastrutture.

Lo scetticismo continua a pervadere le vite degli italiani, segnate da aumento della disoccupazione e delle ingiustizie.

Un interessante studio dal titolo “Keynes, o come pagare per la guerra al Covid”, è esplicito. “Le analisi emerse in questi mesi dicono che dalla crisi si può uscire soltanto con una trasformazione molto profonda del sistema produttivo, perché nel frattempo sono venuti al pettine i nodi della condizione energetico-ambientale e la insostenibilità del modello economico tradizionale e perché si è posta l’esigenza di trasformare in senso digitale l’economia. Dunque, la crisi economica dovuta al Covid richiede da un lato politiche di sostegno della domanda, attuate con strumenti keynesiani sia attraverso le politiche monetarie, sia attraverso la finanza pubblica, ma dall’altra postula una profonda trasformazione dei sistemi economici per adeguarli alle condizioni e alle necessità dell’oggi e del domani”.[4]

Nonostante il recupero economico proceda ad un ritmo intenso, il gap rispetto alla fase pre-pandemica è, al momento, ancora più ampio di quello degli altri principali partner, perché la caduta del 2020 in Italia è stata maggiore.[5] Lo scenario di analisi di Confindustria testimonia che la ripartenza italiana è stata caratterizzata nel 2021, e lo sarà anche nel 2022, da due importanti passaggi di testimone. Primo, i consumi stanno progressivamente subentrando all’export come traino della risalita, ponendosi al fianco degli investimenti. Secondo, i servizi stanno diventando più dinamici rispetto all’industria, che era già ripartita tra la seconda metà del 2020 e inizio 2021.

Le future sorti dell’economia italiana sono in mano all’azione di Draghi, all’Industria 4.0 e al valore aggiunto del Made in Italy.

La Presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen ha dichiarato:

“Grazie alla solidarietà europea e alla capacità dell’Italia di gestire efficacemente la pandemia, l’economia italiana sta crescendo più in fretta che in qualunque altro momento dall’inizio di questo secolo“.

Tra l’altro, la storia ciclica della vita umana si ripete in un presente non lontano dalla letteratura italiana manzoniana. Secondo Manzoni, il biennio 1627-1628 fu decisivo: l’eccessiva pressione fiscale a supporto delle spese di guerra e le cattive condizioni meteo misero in ginocchio l’economia. Così, dal 2021 il Covid ha colpito il nostro paese, ma non si può affrontare questa crisi con la mentalità con cui si sono affrontate quelle precedenti.

Si spera in una ripresa e in un futuro più roseo, soprattutto per l’occupazione giovanile. I new millennial italiani che si inseriscono nel mondo del lavoro, sono insicuri, incerti sul loro futuro; molto impreparati per via della farraginosità del DAD. Insomma, donne, giovani e precari hanno pagato il prezzo più alto della crisi del lavoro per via della crisi sanitaria.

L’Italia, che pian piano sta “ingranando”, dopo la crisi del 2008 è ripartita più lentamente rispetto agli altri Paesi; ripetere lo stesso errore sarebbe fatale.


[1] https://www.eulerhermes.com/it_IT/news-e-approfondimenti/corporate-news/Covid19-impatto-sulla-economia-italiana.html

[2] CONSOB, La Crisi Covid-19, luglio 2020.

[3] Confcommercio.it

[4] G. La Malfa, Keynes, o come pagare per la guerra al Covid, in Aspenia,

[5] Confindustria.it