L’acqua? Che giornata!

di Ugo Leone

Il 22 marzo è stato il trentesimo anniversario della Giornata mondiale dell’acqua, istituita dalle Nazioni Unite il 22 marzo del 1992.

Una celebrazione importante anche perché, pur in un periodo dal quale non si vede l’ora di uscire, combattuti tra Russia, Ucraina e pandemia; pur in momento con problemi così pressanti, non devono sfuggire altri problemi non meno gravi e con proiezioni nel futuro perfino più preoccupanti.

L’acqua è certamente uno di questi e lo diventa ancora di più associandolo con l’altro angosciante problema del mutamento climatico.

Personalmente, occupandomene da decenni, ho sempre condiviso un’affermazione del geografo Jean Labasse, secondo il quale quella per l’acqua è una guerra che si combatte su due fronti: è una lotta per l’acqua ed una lotta contro l’acqua.

A questi due aspetti della “guerra”, da qualche anno trovo necessario aggiungerne un altro consistente nella lotta al mutamento climatico, che interferisce negativamente sulle altre due lotte. Infatti, il clima che muta le sue caratteristiche, altera le condizioni dell’annuale ciclo dell’acqua: impoverendone la disponibilità ne amplifica la pericolosità, incrementando, tra gli eventi estremi, il peso delle bombe d’acqua.

Insomma c’è un serio motivo di preoccupazione, pur vivendo in un pianeta nel quale le terre emerse sono un terzo della sua superficie e praticamente “galleggiano” sul restante 70% costituito da mari ed oceani.

Per cui, alle guerre che a diecine sconvolgono la vita delle popolazioni di altrettanti Stati, va aggiunta la guerra per l’acqua la cui disponibilità, peraltro, è proprio alla base di non pochi conflitti bellici. 

Eppure, sulla Terra c’è una quantità enorme di acqua e perfino equamente distribuita dalla natura su tutto il pianeta, ma solo a condizione che il suo naturale riproporsi anno dopo anno – il ciclo dell’acqua – non venga sconvolto. 

Lo diceva già il 22 marzo del 2006, sempre in occasione della giornata mondiale dell’acqua, un allarmato e allarmante rapporto delle Nazioni Unite sul progressivo assottigliamento della portata dei maggiori fiumi della Terra.

Proprio con riguardo a quanto dicevo, circa la grande quantità di acqua esistente, un passaggio mi sembra estremamente significativo dove si dice che:

“le cartine dell’atlante non corrispondono più alla realtà. Le vecchie lezioni di geografia, secondo cui i fiumi sgorgavano dalle montagne, ricevevano acqua dagli affluenti e finalmente sfociavano gonfi negli oceani sono ora una finzione”.

Dunque, quello che mi sembrava un realistico ottimismo circa la disponibilità di acqua ovunque, va ridimensionato: acqua ce n’è dovunque, ma dovunque ce n’è sempre meno. E ce n’è sempre meno perché su tutta la Terra è stato enormemente modificato “l’ordine naturale dei fiumi”.

“L’umanità ha intrapreso un immenso progetto di ingegneria ecologica senza pensare alle conseguenze e, al momento, senza conoscerle”. 

Così si legge ancora in quel rapporto dell’ONU che ha immutata validità e ne avrà per molto tempo, malgrado gli Accordi di Parigi del dicembre 2015 sulla riduzione delle emissioni in atmosfera a causa del mutamento climatico.

Di conseguenza, anche il ciclo dell’acqua potrà risentirne, non solo sotto l’aspetto qualitativo, ma, peggio, anche dal punto di vista quantitativo. Peggio perché mentre l’acqua “sporca” si può pulire e soprattutto si può e si deve evitare che si sporchi, l’acqua “poca” non si può incrementare. Se questo è il problema con proiezione futura, non si possono assolutamente trascurare le dimensioni presenti, che coinvolgono oltre la metà della popolazione terrestre.

È questa la situazione che risulta dall’annuale rapporto Progress on drinking water di Unicef e OMS, secondo il quale un terzo degli abitanti della Terra non ha accesso all’acqua potabile buona (safe drinking water); e più della metà (oltre 4 miliardi) non ha accesso ai servizi sanitari ed igienici.

Ciò significa che non basta calcolare solo la quantità di acqua per così dire “disponibile”, ma bisogna verificarne la qualità. Perché, come si legge in questo rapporto, e vale per sempre, il “mero accesso all’acqua non basta”. Perché “se l’acqua non è pulita, sicura da bere o è troppo lontana da raggiungere, e se l’accesso ai servizi igienici è limitato, allora non stiamo lavorando a favore delle nuove generazioni”. 

“Se i vari paesi falliranno negli sforzi per garantire acqua sicura e servizi igienico-sanitari – ha avvertito Maria Neira, direttrice del Department of Public Health dell’Organizzazione mondiale della sanità – continueremo a vivere insieme a malattie che già da tempo sarebbero dovute essere nei libri di storia: diarrea, colera, tifo, epatite A e malattie tropicali dimenticate”. Investire in acqua, sanità e igiene “è vantaggioso per la società sotto molteplici aspetti ed è – rileva – una base essenziale per la salute pubblica”.

Sono interventi di fondamentale importanza perché, veramente, l’acqua è vita e la vita viene dall’acqua. Invece, se quest’acqua fosse sporca e inquinata, tanto che sarebbe meglio non berla, potrebbe diventare causa di morte.

Anche su questo bisognerebbe riflettere, prendendo spunto dalle celebrazioni del 22 marzo 2022. Ma facendo presto, senza aspettare la prossima Giornata mondiale dell’acqua per riprendere il discorso.