Meno male che ho letto

 di Ugo Leone

“Meno male che ho letto. Meno male che posso ancora leggere…” ha scritto Roberto Bolano (I dispiaceri del vero poliziotto) e, dal canto suo, Jorge Luis Borges: “Che altri si vantino delle pagine che hanno scritto; a me inorgogliscono quelle che ho letto” (poesia Un lettore).

Anche io sono felice di aver letto e di poter ancora leggere.

“Io non avrei mai buttato un libro”, ha detto il piccolo Hussein ritratto da un architetto (Rodrigues Mghames) di passaggio per quella strada, dopo avere tirato fuori un libro dal cassonetto di rifiuti.

Hussein ha dieci anni e, come tanti suoi coetanei, è già un profugo: dalla Siria al Libano. Ma, mi si perdoni il termine, è un bambino fortunato.

Perché? Perché sa leggere; perché ha trovato un libro; perché mentre leggeva è passato Rodrigues che gli ha fatto la foto; perché la foto ha vinto un premio al Festival di fotografia degli Emirati Arabi Uniti; perché il 9 febbraio gli organizzatori di questo festival insieme all’organizzazione umanitaria The Big Heart Foundation (Tbhf) hanno deciso che provvederanno alla sua istruzione.

Che “fortuna”!

Come Mustafà (di cui ho scritto nell’Immaginando di un mese fa), che è nato senza braccia e gambe ed è figlio di un padre al quale le bombe hanno fatto saltare una gamba. Anche lui profugo siriano in Turchia, ma anche lui è stato salvato da una fotografia. Gliel’ha fatta Mehmet Asmat ed è stata premiata dal Siena International Photo Awards. Questa foto l’hanno vista e Mustafà al-Nazzal con suo padre Munzir, la mamma Zeynep e le due sorelline sono venuti in Italia dove padre e figlio hanno avuto le protesi che gli consentiranno di muoversi.

Che “fortuna”!

Immaginiamola così. Ma che tristezza ritenere che due bambini sventurati come questi sono anche “fortunati”.