Mercato finanziario, speculazione e…James Bond

di Emanuele Napoli

Oggi il mondo degli investimenti finanziari è diventato sempre più centrale nei meccanismi di allocazione del risparmio. Attraverso una sorta di “democratizzazione” del mercato, chiunque può comprare un titolo o una minima parte di esso, sborsando somme irrisorie. In effetti, più che d’investimento, dove un qualsiasi individuo con un gruzzoletto decide di affidarsi a professionisti per investire la propria ricchezza ed evitare che questa venga erosa dall’inflazione, siamo giunti a un punto in cui la borsa valori assume sembianze da bar dello sport. Chiaramente il riferimento è marginale rispetto alla totalità di operatori presente sui mercati, forti delle loro posizioni grazie ad anni di studio ed esperienza. Nella nostra breve disamina, tuttavia, ci rifacciamo proprio agli investitori al dettaglio, a quei “decerebrati” che solo qualche anno fa sono riusciti a mettere spalle al muro i grandi hedge funds di Wall Street grazie all’opportunità offerta da Game Stop. Il processo che ha portato alle luci della ribalta i piccoli investitori statunitensi è lungo e incessante, frutto di diverse tappe che hanno permesso il generarsi di una situazione del genere.

Dobbiamo, innanzitutto, partire da Robinhood. Non stiamo parlando del paladino di Sheerwood che rubava ai ricchi per dare ai poveri, ma di una piattaforma con alla base un messaggio simile: infatti Vladimir Tenev e Baiju Bhatt, CEO dell’azienda, si sono posti come obiettivo l’accesso libero ai mercati, eliminando quelle grosse commissioni che altre applicazioni imponevano, permettendo così ai piccoli investitori di entrare sul mercato dei capitali. Ma l’ingresso libero di certo non basta, da solo, a spiegare ciò che è avvenuto a inizio 2021. Dobbiamo introdurre anche la questione relativa alla quarantena da covid e ai sussidi elargiti dagli Stati Uniti ai propri cittadini. A causa dei tre mesi di quarantena forzata, nel 2020 diverse persone furono costrette a casa con molto tempo a disposizione e risorse aggiuntive derivanti dalla politica fiscale accomodante del governo Trump. Il mix di queste due componenti e la possibilità di poter, di fatto, giocare sul mercato dei capitali, considerato l’accesso a costo zero, ha fatto sì che il caso Game Stop salisse prepotentemente alle luci della ribalta.

C’è da chiedersi perché proprio Game Stop. L’azienda in questione è nota per essere un franchising di negozi al dettaglio presente in tutto il mondo: l’industria di riferimento è quella del gaming, dunque videogiochi e simili. Il successo, soprattutto da inizio 2000, è stato eccezionale considerata la passione dei consumatori e la possibilità di comperare pezzi più unici che rari, copie fisiche di videogiochi che altrove difficilmente erano reperibili. Nonostante ciò, Game Stop non è stata in grado di evolvere assieme ai tempi: ad oggi sono molto più frequenti le console online dove la copia del disco è praticamente inesistente; basta scaricare un semplice file per poter accedere al mondo virtuale che, invece, vive sempre sulla cresta dell’onda. Questa ed altre cause hanno portato al lento declino della catena, che col covid ha subito un colpo quasi decisivo. Ora è bene specificare che quando i valori fondamentali di un’azienda crollano a causa di minori ricavi, poche vendite, personale poco qualificato, poca innovazione e, dunque, scarsa capacità di stare al passo coi tempi, entrano in gioco i venditori allo scoperto, investitori esperti che impugnano sia i bilanci che altre notizie per capire se il prezzo di un’azienda sia destinato ad aumentare o diminuire. Quando le loro stime sono al ribasso, vendono allo scoperto il titolo di quell’azienda per guadagnare dall’eventuale crollo del prezzo. Supponiamo che le stime del nostro fondo in merito all’azienda AX siano al ribasso: in qualità di venditori allo scoperto ci rechiamo da un soggetto che detiene i titoli dell’azienda AX facendoceli prestare, pagando per quel servizio. Il prezzo dell’azione AX, oggi, è di 10$ ma considerati i nostri calcoli a breve diminuirà; dunque, vendiamo immediatamente il titolo prestatoci incassando 10$, cioè quello che è il valore dell’azione oggi. Dopo una settimana, in linea con le nostre previsioni, il prezzo scende a 5$: con i 10$ guadagnati precedentemente ricompreremo l’azione AX sborsando solamente 5$, vale a dire il valore del prezzo attuale. Considerato che il costo del prestito è di 1$, da tale operazione avremo guadagnato 4$ (10 – 5 – 1 = 4).

Game Stop, attraverso tale meccanismo, è entrata nei radar di diversi hedge fund che avevano venduto prepotentemente i suoi titoli, spingendo il prezzo sempre più in basso. È bene evidenziare che quando ci sono grosse vendite di un titolo, il prezzo tende a diminuire per essere appetibile in virtù di un eventuale compratore; è ciò che avviene anche sul normale mercato quando un bene non trova un compratore, motivo per cui, pur di venderlo, siamo disposti ad abbassare il prezzo. A fine 2020, quindi, il destino di Game Stop sembrava ormai segnato. Tuttavia, succede qualcosa di inaspettato: attraverso il social Reddita moltissimi giovani si scambiano commenti circa la possibilità di remare contro questi grossi hedge funds, disposti a mandare al macello le aziende, secondo il pensiero comune sul social, con le loro vendite allo scoperto. Tramite un meccanismo sociale, piuttosto che finanziario, questi Millennial si sono coalizzati comprando massicciamente Game Stop, non attraverso piccole cifre, ma tramite una forma d’investimento definita YOLO (You Only Live Once). Gli acquisti massicci di Game Stop attraverso tale strategia raggruppavano posizioni da migliaia di dollari: stiamo parlando di denaro che questi ragazzi utilizzavano per pagarsi gli studi, le spese quotidiane, soldi che servivano tutti i giorni, per cui vederli sfumare sarebbe stato un dramma.

Ma l’acronimo YOLO indica proprio il fatto che “si vive una sola volta”: è una strategia che vede impegnate interamente le risorse presenti in portafoglio, non curanti dei processi di diversificazione, nella convinzione (o speranza) di aver avuto l’intuizione vincente. I “decerebrati”, come si autodefinivano, riuscirono a spingere il prezzo da 4$ fino a 483$, ad inizio 2021; il prezzo, oltre che dalle posizioni di acquisto, era sorretto anche dal riacquisto titoli operato dagli stessi hedge fund che, ad un certo punto, onde evitare di perdere ulteriormente, decisero di acquistare le azioni Game Stop che avevano precedentemente venduto nella speranza che il prezzo crollasse.

La storia è poi continuata, tra le critiche generali, con Robinho costretta a bloccare momentaneamente le posizioni di acquisto su Game Stop, che nel frattempo è comunque riuscita a riprendersi, tramite un cambio generazionale del management e un core business molto più orientato all’innovazione tecnologica. Diversi hedge fund, come Malvin Capital, hanno rischiato il fallimento prima di essere salvati da altre banche d’affari, così come non tutti gli investitori al dettaglio, anzi pochissimi, sono riusciti ad acquistare Game Stop quando il prezzo era lontano dai suoi picchi massimi; per il resto della massa si sono registrate perdite esorbitanti. La vicenda, dunque, insegna che la frenesia dei mercati, i valori gonfiati da una certa esuberanza irrazionale, si sono sempre avvicendati sul mercato: scommettere su questi attraverso una strategia YOLO, puntando su qualcosa di più simile al lancio di una moneta piuttosto che a un investimento pensato e ponderato, è nocivo e particolarmente dannoso per il sistema e l’individuo.

Ahinoi, non siamo novelli James Bond in grado di sopravvivere ad esplosioni, imboscate e mitragliate, che nel nostro caso si traducono in perdite nette di capitale ree di rovinarci, letteralmente, l’esistenza; in virtù di ciò, citando e riformulando il titolo del colossal interpretato da un magistrale Sean Connery, “You only live twice”. Scegliere asset tramite conoscenza e studio è l’unico modo per provare a sfruttare le oscillazioni di mercato, evitando di rimanere scottati dall’una o l’altra moda (ogni riferimento alle “cripto valute” è puramente casuale).