Napoli cool city… Per non morire di caldo

di Lucia Ruocco

Qualche giorno fa, il 15 maggio, Fridays For Future Italia ci ha ricordato che è arrivato l’Overshoot day italiano. Questo è il giorno in cui la domanda dell’umanità di risorse e servizi ecologici supera la capacità della terra di rigenerarli. Tutto ciò che si consuma a partire da tale data, è a spese dei paesi più poveri e delle future generazioni. Al momento della scrittura di quest’articolo è mercoledì 18 maggio, sono le 18,30 e a Napoli la temperatura è di circa 32 °C. Decisamente troppo caldo per essere maggio e ancora di più se ci si ricorda dei 50 °C raggiunti l’agosto scorso a Siracusa, in Sicilia.

Nella lotta al surriscaldamento globale, non possiamo non tenere in considerazione cosa ha portato alcune zone della terra a soffrirne più di altre gli effetti. Le città di nuova progettazione, come quelle di stampo anglosassone, sono strutturare sul modello della compact city. Tra i vantaggi di tale modello ci sono la diminuzione del costo economico ed ambientale, la rifunzionalizzazione di edifici storici, l’uso efficiente delle infrastrutture esistenti, l’utilizzo del trasporto non automobilistico, una maggiore salvaguardia dai fenomeni naturali e una maggiore frequenza di esperienze sociali e culturali. Dall’altro lato, le città europee seguono, nella maggior parte dei casi, il modello della “città diffusa”. In Europa, infatti, parallelamente all’evoluzione dei modelli socioeconomici, i programmi di pianificazione urbana hanno seguito un approccio di crescita diffusa. Ciò è leggibile, ad esempio, nel caso della periferia vesuviana, dove le ondate di contro-urbanizzazione hanno spinto verso la formazione di nodi policentrici dispersi attorno al vulcano – ma anche nel caso della zona occidentale della città di Napoli – a partire dal secondo dopoguerra. Questo processo, chiamato sprawl in linguaggio tecnico, è legato a doppio filo ai modelli economici del libero mercato. Secondo gli stessi, la liberalizzazione delle restrizioni all’offerta di terra renderebbe quest’ultima più accessibile. Tuttavia, è ormai evidente che questo modello porti ad un’alta dipendenza: dall’utilizzo di risorse, all’incremento del consumo di energia, alla riduzione dello spazio verde e della biodiversità, alla crescita delle reti infrastrutturali e molto spesso, all’aumento delle disuguaglianze sociali.

Le città diffuse si strutturano in orizzontale, spesso accompagnate da fenomeni di speculazione edilizia e di avvilimento delle aree blu e verdi. Lo studio di K.R. Gunawardena, M.J. Wells e T. Kersha (https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0048969717301754) pone in evidenza come queste diano un contributo fondamentale al mantenimento di un clima sostenibile negli spazi urbani. Le aree verdi, oltre ad essere fondamentali alla riduzione dell’inquinamento tramite l’assorbimento delle emissioni prodotte dall’attività antropica, contribuiscono al contrasto delle zone di calore, influenzando il flusso delle correnti d’aria fresca, favorendo le zone d’ombra e rilasciando acqua nell’atmosfera tramite l’evaporazione. Strettamente collegate a queste sono le aree blu, e in generale la quantità idrica presente nel suolo delle città, che garantisce un maggiore rilascio di acqua nell’ambiente circostante. È scientificamente dimostrato che la presenza di acqua stagnante o in movimento in un dato ambiente, possa contribuire ad un abbassamento della temperatura fino a 7-8 °C.

Cosa succederebbe, allora, se si invertisse la tendenza socioeconomica dominante? Se si arrestasse lo sprawl e si investisse su progetti che mirano alla riqualificazione delle aree urbane attraverso l’incremento di aree blu e verdi? Sicuramente aumenterebbe la prospettiva di abitabilità delle città del futuro. In questo caso, della Napoli del futuro.

Cool City (http://www.lanhub.org/coolcity/) è un progetto multidisciplinare che vede il coinvolgimento di enti, università, gruppi, singoli professionisti, comitati, associazioni e cittadini attivi, con l’obiettivo riportare in superficie le acque presenti nel sottosuolo napoletano e farle scorrere attraverso la città come facevano un tempo. Lo sfondo su cui si tessono le trame di Cool City è l’obiettivo di rendere Napoli una città più vivibile, incrementando la presenza di aree blu e verdi, favorendo la biodiversità e contrastando le zone di calore che si creano in città nel periodo estivo.

Uno dei maggiori punti di forza del progetto è che la storia della città di Napoli è intrisa delle sue acque: i racconti del suo popolo, le mappe, i quadri, le centinaia di fontane a secco, ci parlano della presenza e dell’abbondanza di queste. Il complesso sistema idraulico della città, che risale alla sua fondazione – e ancora esistente – captava le acque di falda che attraversano, a pochi metri sottoterra, la città e il suo golfo. Più tardi, con l’incrementare della sua popolazione, si incanalarono anche le acque discendenti dal Vesuvio con la costruzione dell’acquedotto della Bolla. Reperti storici come le famose mummare (giare in terracotta di varia dimensione utilizzate per il trasporto dell’acqua) ci indicano l’intensa attività di scambio legata all’acqua, recuperata nelle sorgenti presenti nel centro cittadino e rivenduta in tutto il golfo di Napoli. Tra queste, le sorgenti attive nel Borgo di Santa Lucia e del Chiatamone, per secoli gestite dai “luciani”.

Ad oggi, secondo i ricercatori di Cool City, la situazione è un po’ diversa rispetto al passato. Nonostante ci siano canali pronti all’uso e portate notevoli di acqua limpida e buona anche se non sempre potabile, essa viene letteralmente gettata via, riversata in mare o in fogna.

Il lavoro dei soggetti coinvolti nel progetto Cool City, attualmente, è soprattutto di ricerca – lavoro di archivio, camminate esplorative e mappature collettive – dato che documentazioni recenti sulla presenza e la gestione delle acque sotto Napoli sono sostanzialmente assenti e gli ultimi studi seri e completi risalgono a circa cento anni fa; mentre, a medio termine, tra gli obiettivi del progetto vi è la realizzazione di un atlante delle acque di Napoli e del suo Golfo con il sostegno del Geothe Institute attraverso il progetto internazionale “Atlas for Mediterranean Liquidity”. Una testimonianza della particolare predisposizione del territorio ad accogliere questa preziosa risorsa.

Dall’altro lato, l’ostacolo principale alla realizzazione concreta di Cool City sono le istituzioni locali che risultano sorde a proposte di questo tenore. Esse sembrano non comprendere appieno gli obiettivi della transizione ecologica e la necessità di azioni repentine e ben ragionate in contrasto al surriscaldamento globale per un “ritorno al futuro”.

Spesso, purtroppo, sono proprio i fondi per progetti efficaci e lungimiranti a mancare. Il PNRR stesso, come denunciato dagli attivisti ambientali in piazza il 1° maggio a Roma, si intesse sulla stessa logica divoratrice che ha causato la crisi climatica: finanziamenti alle grandi opere, poca attenzione all’industria dell’allevamento intensivo e allo stoccaggio dei rifiuti, fonti energetiche dannose come l’idrogeno blu (link collegamento ipertestuale: https://www.dinamopress.it/news/nessun-cambio-direzione-fridays-fot-future-allattacco-del-pnrr/).

Per quanto riguarda le risorse idriche, la situazione è ancora peggiore. A distanza di undici anni dai movimenti per la non privatizzazione dell’acqua, sono pochi i soggetti rimasti a parlarne. Tutto ciò in un contesto in cui gli enti che hanno ottenuto dei risultati in questa battaglia come ABC a Napoli, vengono strozzati e scalzati nei concorsi pubblici da aziende private come la Gori, che detengono solo il 10% delle infrastrutture idrauliche della Regione Campania.

Queste operazioni di estrattivismo vanno avanti da secoli e molto spesso si costruiscono sulla rimozione della memoria storica, un bias che sembrerebbe anestetizzare nei popoli la sensazione di deprivazione. Eppure, basta guardarsi meglio intorno per ritornare a sentire il grido dei territori ancora straripanti e strabordanti, nonostante gli anni di politiche sbagliate e disinformazione. Basta partecipare ad un incontro, una mappatura collaborativa o una passeggiata esplorativa di Cool City per scoprire, ricordare, comprendere il passato e ripensare il presente.