Napoli: inizia il secondo tempo?[1]

di Gaetano Vecchione

Come spesso accade e come, in un certo senso, è anche naturale, al termine del primo anno di mandato finisce la ‘luna di miele’ tra un Sindaco, pur votatissimo, e la sua città. È quindi il tempo dei primi, per quanto assolutamente interlocutori, bilanci: “cos’ha fatto Manfredi nel suo primo anno di mandato?” Dall’osservatorio privilegiato del tavolo politico-tecnico del Patto per Napoli, proverò a raccontare cosa si è fatto in quest’anno, sotto la sapiente guida dell’Assessore al Bilancio Pierpaolo Baretta. Si tratta di una discussione difficile ma necessaria se si vuole comprendere davvero il cambiamento che si sta realizzando; una discussione che deve auspicabilmente superare l’approccio demagogico alla valutazione dell’azione dell’Amministrazione, spesso adottato anche nel recente passato.

La situazione pregressa e i contenuti del Patto

Com’è noto, la situazione finanziaria e patrimoniale del Comune di Napoli è in pesante squilibrio. Il debito complessivo ammonta al momento a circa 5 miliardi di euro ed è, per sommi capi, così composto: i) disavanzo di amministrazione di circa 2,3 miliardi di euro; ii) indebitamento finanziario pari ad un capitale residuo di circa 1,7 miliardi di euro; iii) componente in conto interessi di debiti contratti fino al 2043 per circa 1 miliardo di euro.

Per quanto riguarda la prima voce, il disavanzo di amministrazione pari a circa 2,3 miliardi di euro è generato principalmente dalla mancata riscossione della tassa sui rifiuti (TARI) per oltre 500 milioni e delle sanzioni stradali per oltre 640 milioni. Nell’anno 2020, gli iscritti al ruolo per il pagamento della TARI erano circa 400mila tra famiglie e imprese (si stima siano di più), per un gettito annuo di circa 200 milioni. La tassa è stata pagata solo dal 61,27% degli iscritti e la restante parte, circa 80 milioni all’anno, presenta tassi di recupero irrisori che si aggirano tra il 5 e il 7%. Non diversa è la situazione relativa alle sanzioni per violazioni del codice della strada: su 122 milioni, nel 2020 sono stati incassati solo 19 milioni (circa il 16%). Ne consegue che ogni anno il Comune si vede privato di circa 180 milioni di entrate (solo per TARI e multe), risorse che potrebbero essere destinate alla gestione delle attività ordinarie.

La seconda voce, la parte in conto capitale relativa all’indebitamento finanziario verso alcuni “grandi creditori” istituzionali e bancari, ammonta complessivamente a circa 1,7 miliardi di euro. La terza voce, pari a circa 1 miliardo di euro, riguarda il conto interessi e risente del pagamento di tassi ben al di sopra degli attuali tassi di mercato. Sarebbe fortemente auspicabile, per questa componente, un’operazione di ristrutturazione del debito.

Con la legge di bilancio del 2021, il Governo Draghi ha finanziato un importante contributo statale in favore delle città metropolitane italiane. Il contributo, pari a 2,67 miliardi di euro, ha interessato tutti i comuni capoluogo di città metropolitane con un disavanzo pro capite superiore ai 700 euro pro capite e sarà erogato nel ventennio 2022-2042. Il contributo previsto per Napoli città metropolitana, pari a circa 1,23 miliardi di Euro, prevede numerosi specifici impegni per il Comune che, per semplicità di esposizione, possono essere così sintetizzati:

  1. incremento della riscossione delle proprie entrate;
  2. valorizzazione del patrimonio comunale;
  3. riorganizzazione della struttura amministrativa
  4. incremento dell’addizionale comunale IRPEF a partire dal 2023, con una variazione iniziale pari allo 0,1% ed esenzione per le fasce di reddito inferiori a 12mila euro;
  5. introduzione di addizionale sui diritti di imbarco portuale e aeroportuale;
  6. razionalizzazione delle partecipate;
  7. incremento degli investimenti pubblici e privati a partire dall’impegno a reperire ulteriori risorse finanziarie pari almeno ad un quarto di quelle assegnate dallo Stato (si tratta di circa 325 milioni per il periodo 2022-2042, ovvero 16,2 milioni all’anno).

Il patto per Napoli, aldilà dello stesso contributo finanziario, è stato dunque di grande importanza perché ha permesso al Comune di uscire dal circolo vizioso squilibrio/pre-dissesto/dissesto, consentendogli di fatto di generare spesa che vuol dire, alla fine, servizi per i cittadini.

Dalla messa in sicurezza alla innovazione politica della Città

Durante questo primo anno, l’amministrazione Manfredi ha lavorato alla “messa in sicurezza” della città, operazione che è stata di recente certificata anche dall’agenzia di rating Fitch. In linea con quanto riportato sopra, quest’operazione è stata compiuta attraverso quattro principali linee di intervento. La prima ha riguardato l’istituzione di un sistema di riscossione. È stato infatti pubblicato il bando di gara per la gestione della riscossione, per l’affidamento delle attività di accertamento e contrasto all’evasione per IMU e TARI e per la realizzazione di una infrastruttura tecnologica integrata per la gestione dei tributi, dell’anagrafe e dei servizi finanziari. La gara è in svolgimento e si prevede una nuova gestione a partire dal gennaio 2023. Il secondo pilastro è la valorizzazione del patrimonio immobiliare del comune (più di 60.000 immobili di cui circa 20.000 ERP – edilizia residenziale popolare) attraverso l’istituzione di un fondo immobiliare gestito dal Comune di Napoli e Invimit (società il cui capitale è interamente detenuto dal MEF). L’obiettivo non è quello di alienare il patrimonio, ma piuttosto di metterlo a frutto attraverso locazioni e concessioni in grado di attivare processi di rigenerazione urbana in tutta la città, al centro come nella periferia. In terzo luogo si sta procedendo a 1.400 assunzioni finalizzate ad incrementare la capacità amministrativa del comune. È utile ricordare che nel periodo 2007-2018 il Comune di Napoli ha registrato indici di ricambio dell’amministrazione molto bassi, prossimi al 20% (vale a dire 20 nuovi addetti in entrata per ogni 100 che uscivano, sul punto si veda il Rapporto SVIMEZ 2021) a fronte dei fisiologici pensionamenti che, di anno in anno, hanno “svuotato” il Palazzo di persone e anche di competenze. La quarta direttrice attiene al sapiente utilizzo delle risorse PNRR: il Comune si è già assicurato fondi per circa 850 Milioni di euro attraverso bandi competitivi, realizzando una delle migliori performance in termini pro-capite tra le città metropolitane italiane (si veda l’approfondimento di Gianfranco Viesti su questo). Le risorse del PNRR rappresentano la vera leva strategica dell’Amministrazione perché se da un lato il Patto “mette in sicurezza” garantendo spesa per l’erogazione dei servizi essenziali per i cittadini, dall’altro i progetti speciali del PNRR consentiranno di rilanciare la crescita attraverso interventi strategici sulle infrastrutture, il capitale umano, la rigenerazione urbana, solo per citare alcuni dei possibili ambiti.

Aprire una fase nuova

Gli shock degli ultimi due anni hanno messo a dura prova la tenuta di interi sistemi economici e la sfida, per evitare che a pagarne le conseguenze siano soprattutto le fasce di popolazione più deboli, è lungi dall’essere vinta, in Europa, in Italia e ancor più nel Mezzogiorno. È opinione di chi scrive che la strada maestra per riattivare processi di crescita economica nelle regioni meridionali parta da un giusto mix di interventi economici straordinari (politiche attive per scuola, università, industria, infrastrutture, innovazione) e buon governo, vale a dire buone istituzioni volte a disegnare e coordinare tali interventi. Tuttavia, per intraprendere tale strada, c’è bisogno di un mezzo di trasporto stabile, cioè fuori di metafora: c’è bisogno di assicurare la tenuta finanziaria del Comune. Chiusa questa prima fase, è necessario adesso aprirne una nuova nella quale saper innanzitutto incrementare la quantità e la qualità dei servizi per i cittadini: rifiuti, trasporti, viabilità, refezione scolastica, abitabilità, verde pubblico, impianti sportivi. Una nuova fase che possa rendere Napoli una città migliore o semplicemente più normale. È un lavoro difficile che richiede non solo buon governo della città ma anche uno sforzo collettivo di cittadinanza attiva. Questa è la sfida da cogliere per il futuro della città.


[1] Un ringraziamento a Salvatore Biondo, Domenico Scalera e Armando Vittoria per gli utili commenti ad una versione precedente del contributo.

[1] Un ringraziamento a Salvatore Biondo, Domenico Scalera e Armando Vittoria per gli utili commenti ad una versione precedente del contributo.