Singin’ in the Rain?

di Ugo Leone

… non piove da quattro mesi e la siccità inaridisce torrenti e fiumi, perfino il maggiore che è il Po. Ma nel bene comune Italia, il Garda che è il maggiore dei laghi e se la cava ancora discretamente, avverte che dal lago non uscirà una goccia per il Po. E speriamo che piova, perché un bel canto sotto la pioggia me lo farei proprio volentieri. Intanto non se ne parla. E penso al vescovo di Milano che organizza una riunione di preghiere perché cada la pioggia. Penso ad Elia che “un giorno si presentò da Acab dicendogli: ‘Lascia il tuo dio Baal e venera il Signore. Se non lo farai, la pioggia cesserà di cadere su questo paese per tre anni interi’. Acab si fece beffe di Elia e non volle credere alle sue parole, ma dal giorno del loro colloquio cessò di piovere e per tre lunghi anni non un goccio d’acqua cadde dal cielo. La siccità e la carestia divennero gravissime: la terra si riempì di crepe e smise di produrre, molti animali e molte persone morirono di sete”. E siccome di Acab ed equivalenti ce ne sono non pochi su tutta la Terra, non voglia mai Dio (è il caso di dire) che duri tre anni questa già drammatica siccità. Perché avrebbe ben ragione il nonno di questa vignetta di Biani a far temere al nipotino che potrebbe non farcela. Tuttavia, speriamo che piova. Siamo in tanti a sperarlo, perché senza acqua non solo non si beve ma non si mangia, anche. Perché senza acqua non si fa agricoltura e non si allevano animali. E perciò, penso con rabbia ai miliardi di litri di acqua che gli acquedotti trasportano sino alle nostre case e che si perdono lungo la strada. Lo si sa da sempre e, da altrettanto tempo, si è fatto niente per evitare questo spreco. Tanto poi piove. Invece no. Capita anche che non piova. Ma speriamo che piova. E pioverà.  Allora, pensando all’acqua, il pensiero mi fa fare un bel ballo sotto la pioggia. E ne sono felice. Come, tra uno scroscio e l’altro, cantava Gene Kelly:sono di nuovo felice/sto ridendo alle nuvole/così scure lassù”. Poi comincio a immaginare e, immaginando, rovino tutto. Perché immagino che cosa succederà quando comincerà a cadere l’acqua che, incontrollata, provocherà esondazioni e alluvioni. E lamentazioni. Perché i fiumi cementati lungo le sponde del loro letto crescono, crescono e, uscendo dagli argini, scaraventano via tutto quello che vi trovano; perché l’acqua cadendo sulle alture diboscate di colline e montagne, precipita a valle trasportando tutto quello che la sua violenza ha eroso nella sua corsa; perché non si è stati mai capaci di difenderci dall’acqua senza offenderne la natura… Di conseguenza, quelle stesse Regioni, Comuni e amministratori a tutti i livelli territoriali, che avevano chiesto la dichiarazione dello stato di calamità naturale in seguito alla siccità, ne chiederanno al governo la stessa dichiarazione perché piove troppo. Questo immagino. E non è fantasia.