Smarrimento

 di Ugo Leone

Tra i missili. “Una bimba si aggira tra i missili davanti alla cattedrale di San Michele a Kiev”. Questo è il commento della foto, tratta da “Repubblica” del 30 maggio. Più che aggirarsi la vedo ferma. Perplessa. Quei missili ai suoi piedi non mi pare le facciano effetto. Non la spaventano in modo particolare. Sa già di che si tratta. Né mi pare che se ne occupino gli adulti che le sono accanto. Molti le danno le spalle e si interessano d’altro. Nessuno le va vicino per dirle: «Non stare qui, questi non sono giocattoli; sono cose orrende che hanno fatto e fanno tanto male». Non sono giocattoli… «Pienze semp a ‘na cosa?» Mi potrebbe chiedere qualche lettore dei miei passati “Immaginando”. «Sì», rispondo. Ma non è “una cosa” sono persone: sono persone, bambini. Sono quelli che, da questa guerra e dalle altre su tutta la Terra, escono morti o feriti nel corpo e ancor più nella mente. Da Mustafà senza arti che, pur felice, ride tra le braccia del padre; al ragazzo che legge un libro tirato fuori da un cassonetto di rifiuti e sembra chiedersi: “ma perché li buttano i libri?”; ai 109 passeggini vuoti nella piazza di Leopoli; ai tre bambini dietro il finestrino di un treno che li porta da Kharkiv a Leopoli. Le “cose” alle quali ho pensato immaginando, sono state sempre bambini, vittime di guerre. Allora, qui, immagino che cosa sta pensando questa bambina, smarrita tra i missili. Non ha paura. Non sembra averne. Immagina il futuro? Quale? Piuttosto non sa a che pensare. E io con lei.