Trogloditi ed ectoplasmi

di Dario Raffone

Il Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, ha definito il neo presidente della Camera, Lorenzo Fontana, un troglodita rispetto al quale anche Ferdinando I di Borbone sarebbe sembrato un rivoluzionario.

Parole calzanti che si inseriscono nel mainstream di questi giorni in cui il circo Barnum mediatico trova linfa vitale trattandosi di un modo di raccontare la politica basato essenzialmente su suggestioni, “retroscena”, presentati come illuminanti e decisivi. In tale scenario, non poteva mancare il richiamo al calcio, spettacolo nazionale per eccellenza, con riferimento al Var per stabilire quali parlamentari della sinistra abbiano soccorso La Russa, orfano dei voti di Forza Italia.

Un teatrino, quindi, che consente anche all’ectoplasmatico segretario del PD di presentarsi nelle sedi europee – che gli sono familiari molto di più dei quartieri delle città italiane – come il difensore dei valori costituzionali calpestati dalla scelta, non tanto di La Russa, quanto di Fontana. Scelta insopportabile per chi ha fatto dell’ideologia pannelliana il suo unico punto di riferimento ideologico.

Su Fontana paiono sufficienti le icastiche affermazioni di De Luca ricordandosi, però, che questo improbabile personaggio è stato anche ministro della famiglia in passati governi, senza che nessuno abbia mai avuto niente da obiettare sulle sue livide idee al riguardo. E a tacere poi della sua collocazione internazionale, per cui avremo la terza carica dello Stato rappresentata da un sodale di Putin.

L’unico momento positivo di questi giorni è rappresentato dal discorso della senatrice Segre che ha rimesso sul campo la scomoda idea della attuazione e del completamento della Costituzione con un discorso di alto profilo e di forte impatto emotivo.

I problemi stanno tutti lì e quel che accade oggi indica chiaramente i responsabili di ciò, coloro che l’hanno tradita sposando ideologie neoliberiste in modo acritico e senza alcuna capacità di comprendere il reale disagio sociale che oggi premia Meloni e soci.

Nonostante tutto ciò, la destra vince solo per una alleanza elettorale, negletta invece a sinistra. Forse per qualche stupido retaggio circa la vocazione maggioritaria del PD o, più verosimilmente, per accreditarsi presso le burocrazie europee come unica forza “affidabile” in vista di auspicati, ma allo stato improbabili, ribaltoni. Sempre nella consueta logica che i risultati delle elezioni possano essere tranquillamente ignorati. 

La destra non avrà vita facile di fronte ai problemi che urgono e già molti mezzi busti delle varie istituzioni finanziarie mondiali si sono affacciati per ricordare all’Italia la necessità di una maggiore disciplina di bilancio.

Per questo, probabilmente l’economia sarà lasciata, nel prossimo governo, in mano a chi può dare le garanzie richieste.

Per il resto, assisteremo ad un florilegio di iniziative su diritti, immigrati e giustizia. Cose che costano poco e appagano gli istinti e le paure che sono alla base di questa coalizione.

Molto più insidioso è il tema dell’autonomia rilanciato da Fontana nel suo discorso di insediamento, ipocritamente privato dell’aggettivo “differenziata” che sta a cuore a tutta la Lega.

Sarebbe, a questo punto, necessaria un’azione comune dell’opposizione su pochi punti fondanti. Ma le occasioni già perse in partenza nella vicenda delle elezioni dei presidenti delle Camere lasciano intendere che, allo stato, tale orizzonte non è credibile.

Ci vorrebbero altre qualità, soprattutto umane prima ancora che politiche.

Ci vorrebbe una classe dirigente degna di questo nome.

Ci vorrebbe molta gente come Liliana Segre.